Arnaldo Fortini e la musica


Paola Maurizi, Arnaldo Fortini e la musica, in Arnaldo Fortini e Assisi: memoria che vive, Assisi, Circolo del Subasio, 2010, pp. 101-114

Recensioni

«Il rapporto di Arnaldo Fortini con la musica fornisce a Paola Maurizi il pretesto di approfondire almeno tre temi particolarmente sentiti dall’illustre assisano che fu, come noto, sensibile strumentista e profondo conoscitore di quest’arte. Partendo dalla banda musicale cittadina, in cui Fortini suonò e per cui compose, l’autrice esamina l’atteggiamento che lo stesso si pose nel saggio del 1957 (dal titolo Per la rinascita delle bande musicali. Con notizie storiche sulla Banda Cittadina di Assisi nel 134° anniversario della sua fondazione) in merito al rapporto ed al significato che proprio la banda, come complesso strumentale, ebbe “nella società moderna sia in relazione all’affermazione di nuovi valori sociali, economici e culturali sia in relazione all’impetuoso sviluppo dei nuovi mezzi di riproduzione tecnica della musica.” E ciò allorchè, sulla fine degli anni Cinquanta del secolo passato, ci si accorge del forte calo di interesse per questa forma di espressività corale. Sul filo di questo tema l’autrice ripercorre brevemente ma in modo intenso, assieme al Fortini, la storia della banda cittadina e la sua evoluzione quantomeno sino al 1926 allorchè (secondo tema) inizia a trattare di Fortini compositore sia di musica che di versi per musica. Si addentra quindi in un esame tecnico del connubio tra musica e testo (entrambi di Fortini) dell’Inno francescano, composto nel 1927 e adottato come inno ufficiale per le celebrazioni del Santo; continua accennando al Canto di Natale “la cui prima esecuzione ha avuto luogo nella grotta della Natività di Betlemme il 6 gennaio 1936” e conclude con l’esame del più che noto Coprifoco “melodia tradizionale – scrive – risalente al XIV secolo che Fortini, ancora studente, ha raccolto dalla viva voce di Rinaldo Comparozzi, l’ultimo dei vecchi «trombetti» del comune, ed alla quale, con adattamento ritmico, ha unito nel 1926 il suo noto testo.” Il terzo tema che Paola Maurizi affronta nel suo saggio è quello del Fortini studioso “della prima forma della monodia in volgare” che lo stesso affrontò nella pubblicazione (1961) dal titolo La Lauda in Assisi e le origini del teatro italiano ove si sostiene, sulle orme del Liuzzi, che l’origine e lo sviluppo della lauda italiana vanno rivendicate ad Assisi a partire dal Cantico delle Creature, sino a quei frati musicisti che, come Giovanni delle Laude, fondarono in Cortona un importantissimo centro musicale (non a caso il primo Laudario con musica – 1270 – proviene proprio da Cortona), con la conclusione che vuole Assisi essere stata nel XIII secolo “un’immensa fucina di canti, come testimonia l’episodio di S. Chiara malata che udì, nella notte di Natale 1252, il meraviglioso concerto che si faceva nella Basilica di S. Francesco.” Con attenta lucidità la Maurizi prosegue nella disamina dell’atteggiamento di Fortini nei confronti della musica laddove questi, nel saggio dal titolo Canti popolari di Assisi, rapporta la stessa lauda ai canti medesimi “in un’elaborazione colta – scrive – che aggiunge l’accompagnamento di fisarmonica, altro strumento che amava suonare, a parole e musica di 4 canti da lui stesso raccolti in anni anteriori alla Prima Guerra Mondiale: C’erano tre sorelle, La canzone del mortaro, Preghiera d’amore, Stornelli di Assisi. Né vengono dimenticati, tra gli altri impegni che nel settore il Fortini assunse, l’omaggio fatto al Padre Alessandro Borroni O.F.M.C., maestro di Cappella in S. Francesco dal 1858 al 1896, nei saggi La tradizione musicale della Basilica di Assisi (1937) e Alessandro Borroni musicista serafico (1953), né la “costituzione della Brigata del Calendimaggio (1927) nata con l’intento di recuperare musiche e canti della festa medievale […] con un appuntamento che si protrae fino al 1940, per riprendere dopo la guerra nel 1947 ed infine assumere la forma conosciuta dal 1954.”»

(della Redazione, Subasio, Assisi, Accademia Properziana del Subasio, anno XVIII, nn. 2-3, 31 agosto-31 dicembre 2010, pp. 28-29)